“Un post, un insulto, una foto: il cyberbullismo dei minori e il conto che la legge presenta ai genitori”

Negli ultimi anni il cyberbullismo è diventato uno dei fenomeni più delicati da affrontare, non solo sul piano educativo ma anche giuridico. Sempre più spesso, infatti, quando un minore compie atti offensivi o persecutori sui social, le conseguenze legali ricadono direttamente sui genitori. Il diritto civile italiano prevede infatti una responsabilità presunta dei genitori per i fatti illeciti commessi dai figli minorenni. Il fondamento normativo si trova principalmente negli articoli 2048 e 2047 del Codice Civile, che disciplinano i casi in cui il minore sia, rispettivamente, capace o incapace di intendere e di volere.

Quando il minore è capace: la responsabilità ex art. 2048 c.c.

Se il figlio è ritenuto capace di intendere e di volere, i genitori rispondono dei danni causati dal suo comportamento illecito. La responsabilità si fonda su una presunzione di colpa, che può derivare da due profili: 1) culpa in educando, cioè una carenza nell’educazione impartita; 2) culpa in vigilando, cioè un’insufficiente vigilanza sul comportamento del minore.
In altre parole, la legge presume che il comportamento scorretto del figlio sia conseguenza di una vigilanza o di un’educazione non adeguate.

Quando il minore è incapace: la responsabilità ex art. 2047 c.c.
Se invece il minore non è capace di intendere e di volere – per età molto giovane o per condizioni personali – la responsabilità grava comunque su chi è tenuto alla sua sorveglianza, cioè di regola i genitori. Anche in questo caso il presupposto è la mancata vigilanza. L’incapacità del minore, quindi, non esonera affatto i genitori, ma anzi rafforza il loro dovere di controllo.

Il caso del cyberbullismo:
la giurisprudenza ha applicato questi principi anche al mondo digitale. In un caso recente, una minorenne aveva creato falsi profili social e diffuso immagini manipolate con contenuti offensivi e pornografici contro una compagna di classe. La ragazza era stata ritenuta incapace di intendere e di volere per una condizione di lieve ritardo cognitivo, ma ciò non ha impedito al tribunale di condannare i genitori al risarcimento dei danni subiti dalla vittima. Secondo il giudice, i genitori non avevano dimostrato di aver adottato tutte le misure necessarie per impedire il comportamento lesivo, soprattutto considerando l’uso di dispositivi con accesso ai social network.

La “prova liberatoria”: difficile ma possibile.
Per evitare la condanna, i genitori devono fornire una prova liberatoria molto rigorosa, dimostrando di aver fatto tutto il possibile per prevenire il fatto. Non basta affermare di aver educato bene il figlio o di aver controllato i suoi profili social. Occorrono prove concrete, spesso anche testimonianze di terzi (insegnanti, educatori, allenatori), che attestino un percorso educativo corretto e un comportamento generalmente rispettoso delle regole. In alcuni casi, i tribunali hanno infatti escluso la responsabilità dei genitori proprio perché era stato dimostrato che l’episodio era imprevedibile e isolato.

Il risarcimento del danno:
quando la responsabilità viene accertata, i genitori possono essere condannati a risarcire i danni subiti dalla vittima, spesso di natura non patrimoniale: sofferenza morale, danno psicologico e peggioramento della qualità della vita. Per la quantificazione del risarcimento i giudici utilizzano frequentemente le tabelle del Tribunale di Milano, che rappresentano oggi il principale parametro nazionale per la liquidazione del danno alla persona.

Un messaggio chiaro per le famiglie:
il messaggio che emerge dalla giurisprudenza è semplice: consegnare uno smartphone a un figlio significa anche assumersi la responsabilità di ciò che può accadere online. I genitori non sono chiamati solo a fornire strumenti tecnologici, ma anche a educare all’uso consapevole dei social e a vigilare concretamente sui comportamenti digitali dei figli. Perché, nel mondo giuridico, una regola resta sempre valida: quando il minore sbaglia sul web, molto spesso a pagare è la famiglia.

Forence Avvocati è in grado di garantire il supporto necessario anche per queste problematiche.

Diamo peso alle tue ragioni, anche nel diritto di famiglia dei nostri giorni, dove la responsabilità genitoriale si confronta con le sfide digitali e sociali che ogni famiglia moderna affronta.

Hai bisogno di informazioni?

Contattaci per qualsiasi info o per un preventivo.

Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: